Attimi e istanti
E’ difficile scrivere di qualcosa quando non sai bene di cosa stai scrivendo.
E’ difficile descrivere un sentimento se non sai come definirlo.
Fra tutte la parole che mi vengono in mente, amore è quella che si avvicina di più.
O almeno credo.
Ma ci sono diversi tipi di amore. Diverse forme. Amore può indicare un sacco di cose.
Ecco.. non saprei dire a quale di questi significati voglio confinare la parola amore in questo caso.
Forse nessuno. Forse un po’ tutti quanti.
Forse sto solo lentamente impazzendo ripensando agli stupidi errori che non mi impedisco di commettere.
Oggi ho scovato un mio sfogo.. un pezzo che avevo scritto su di una persona...
Una persona per cui non provo più i sentimenti di prima, ma che sono terribilmente vicina a perdere.
E questo mi fa terribilmente male.
A volte… c’è qualcosa che scatta, all’improvviso, di colpo, ti lascia spiazzato.
Non lo puoi prevedere, è un meccanismo strano, incontrollabile.
E quando succede… basta, è andata, non puoi farci più niente.
Sei fregato.
La sera prima lui era solo un nome, un viso ancora sconosciuto, un incognita, un tipo della scuola.
Quella mattina diventò qualcosa di grande, di indescrivibile, di meraviglioso. Divenne una parte fondamentale della mia vita e di me stessa.
Ecco.. non saprei dire che cos’è stato esattamente.
E’ stato come se una gigantesca onda mi investisse in pieno all’improvviso, facendomi affogare in un mare di emozioni che avevo dimenticato da tempo, ribaltando e sconvolgendo gran parte del mio mondo canonico e ordinato.
All’improvviso, tutto diventava meraviglioso, bastava una sua parola.
Una parola? Che dico! Bastava un gesto, un sorriso… bastava vederlo salire le scale di sfuggita e per un po’ mi scordavo del votaccio in latino, dei battibecchi con mia madre, di qualsiasi cosa non andasse bene. Mi rifugiavo in quell’atmosfera idilliaca che soltanto lui aveva il potere di creare.
Comparvero tutti quei sintomi a cui non ero più abituata: mi ritrovavo ferma a pensare, lo sguardo perso nel vuoto, vedendolo dinnanzi a me in ogni momento. La concentrazione correva via ed era sempre più difficile riacchiapparla. Mi appostavo per i corridoi solo per il sublime piacere di vedermelo passare davanti, e a volte, magia, mi salutava anche!
Niente più di un semplice “ciao”…
Ma era pronunciato con quellla sua specialissima voce che mi faceva impazzire.
E poi era fantastico il modo in cui si increspavano le sue labbra mentre lo diceva.
E poi per un attimo mi guardava e i nostri occhi si incontravano. Non sempre però, perché a volte non trovavo il coraggio di guardarlo negli occhi, temendo che il mio sguardo potesse tradire tutta l’emozione che soltanto vederlo mi procurava.
A volte, addirittura, per salutarmi interrompeva il discorso che stava facendo con un suo (fortunatissimo…) compagno…
Insomma, non era un semplice “ciao”, ma era un interazione, un nanosecondo della sua vita dedicato a me!
Continuo così la mia strana adorazione. Va a fasi alterne. A volte mi sembra di poterlo trovare indifferente, ma poi lo vedo e il mondo ricomincia da capo a ribaltarsi. Si rovescia completamente, cade giù tutto, crollo anch’io perché mi tremano le gambe, resta soltanto lui… e sembra quasi che la mia vita non abbia altro scopo che la sua contemplazione.
[...]
E allora dovrò affrontare il vuoto…
E sorriderò sfogliando mentalmente i ricordi, le immagini… lui seduto a gambe incrociate sui gradoni dell'auditorium durante le assemblee, lui appoggiato alla balaustra della scala in corridoio, con il libro di scienze sottobraccio, lui con la testa appoggiata sul banco.
E piangerò ripensandoci. E lascerò correre le lacrime sperando che possano colmare quel vuoto.
La vita potrebbe non avere alcun significato.
Oppure peggio, potrebbe averne uno che non mi piace.
L'aforisma di oggi dovrebbe essere una cosa simile.
Beh condivido.
In questo momento la vita mi fa schifo e il mondo pure.
E ancora di più mi fa schifo che fra i miei amici non ce n'è uno che mi stia veramente vicino.
A parte la Vale, che vabbè è nella mia stessa barca.
A parte la mia sist che è sempre la migliore.
Per il resto.. mi sento piuttosto sola.
Sarà colpa mia no?
Qui mi pare d'essere l'unica ad ammetterle, le sue colpe.
Continuo ad avere un mal di testa atroce.. quindi scriverò poco. Beh, tutti gli ambiti della mia vita si stanno sgretolando.
Agli scout c'è un gigantesco problema. Stasera ho riunione e vedremo.
Gli amici in generale sono fantastici ma... ognuno ha il suo personale motivo per essere stanco, nervoso, stressante.
E sicuramente io sono la più stressante di tutti, sento di assillare la gente con le mie fantasticherie, i miei problemi o le mie menate mentali.
Teatro è un disastro..lo spettacolo è bello, ma non riusciremo mai a sapere a perfezione le parti per sabato.
Sabato debuttiamo..ci sarà da piangere.
Sulla vita sentimentale evitiamo commenti.
In famiglia ora che sono tornata a casa devo riabituarmi allo stress quotidiano.
E a scuola domani ho un recupero di scienze che ovviamente non recupererò mai.
Voglia di studiare ai minimi storici.
certe cose non succedono nella vita reale
Certe cose succedono soltanto nei film americani.
Oppure nelle periferie di New York. O in un sacco di altri posti inaffidabili.
Tutti lontani da te.
Certe cose quando anche solo ti sfiorano non riesci proprio a crederci.
Cose che vanno oltre la cosa stessa.
Creano una rete di implicazioni, sentimenti, paure, irrazionalità da cui non si può più uscire.
certe cose non succedono nella vita reale...
Dunque.. che dire?
A parte che non ho voglia di far proprio nulla..
Che i colori di tutto quanto si sbiadiscono ogni giorno di più.
Beh, domani inizio settimana comunitaria. Speriamo che quei pazzi dei miei amici riescano a tirarmi un po' su di morale.
Non che abbia dubbi in merito, ma probabilmente sarà anche una settimana molto stressante.
Beh dai..proviamo a fare gli ottimisti.
Comunque, non avrò il pc disponibile fino a domenica prossima.
Quindi godetevi questi 7 giorni senza i miei stupidi scleri senza senso.
Ciao ciao
Ha senso tutto questo?
C'è qualcosa che ha senso?
Passare le giornate a fare nulla, persi davanti allo schermo di un computer, o sdraiati sul letto a dormire. O leggere riviste stupide o libri di quando avevo dieci anni. Aprire svogliatamente un quaderno di scuola, leggere trenta volte gli appunti e accorgersi di non capire assolutamente niente. Abbandonare il cellulare acceso da qualche parte della casa, perchè tanto non mi interessa che qualcuno provi a cercarmi. E chi, poi? Nessuno.
Senso di nausea ai pasti, però si mangia, perchè altrimenti crolli. Caffè. Restare in vita grazie alla caffeina. Ho più caffeina che ossigeno nel sangue, credo.
Respirare.
Si fa fatica a respirare. Si vive solo pe respirare. Per il dolore che senti quando l'aria entra, come se qualcosa di molto pesante ti schiacciasse forte i polmoni.
Trascinarsi stancamente fino a sera, stare alzata fino all'1 a far niente, e far aumentare le occhiaie...
Svegliarsi alle sette perchè la sveglia suona, e alzarsi e vestirsi meccanicamente. Truccarsi non per piacere personale, ma per cercare di somigliare meno a un cadavere. Con scarsi risultati, pure. Vestirsi sempre di scuro, non avere la voglia di cercare il maglione giusto da abbinare.
Camminare verso la fermata, quel tragitto di 4 minuti che faccio tutte le sante mattine da quando avevo 6 anni. Sentire il vento gelido passarmi sulla faccia, scompigliarmi i capelli già di loro incasinati, superare la barriera di tela colorata della mia sciarpa. Freddo. Fuori, dentro. Ad ogni passo, sempre più freddo.
A scuola appoggiare le braccia sul banco, lottare contro il sonno, sentire la voce del prof che parla e le parole che sfiorano leggere la mia testa e poi scompaiono, volano via. Guardare le lancette scorrere sempre più lente sul quadrante graffiato del mio orologio e aspettare il suono quasi fastidioso della campana. Uscire in corridoio per trenta secondi e poi di nuovo dentro, si ricomincia a combattetre con la mente che non ne vuole proprio sapere di stare rinchiusa fra quattro pareti che cadono in pezzi ad ascoltare la filosofia di Platone.
Poi si esce, trascinarsi a casa, salutare gli amici, cercare le chiavi davanti al portone di casa e chiedersi "ma se non le ho prese su stamattina? se lo ho dimenticate? se smettessi di cercarle e me ne andassi, e scappassi via lontano, mille miglia da questo portone?"
Farebbe differenza?
Ha senso?